Colpi di Penna - Recensioni di libri

domenica 4 ottobre 2015

Alice nel paese delle meraviglie | Attraverso lo specchio - Lewis Carroll

Alice moriva di noia a starsene suduta con la sorella sulla proda, senza far niente; aveva sburciato un paio di volte il libro che la sorella stava leggendo, ma non c'erano figure né dialoghi, "e a cosa serve un libro", pensava Alice, "senza figure né dialoghi?"

Genere: Classici
Editore: Vari - pagine 312
Listino: €2.50-€15



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lunedì 27 luglio 2015

HAMAS - Paola Caridi

Gaza è una città dove tutto è normale, ma dove la normalità non è altro che finzione. Una città normale, sospesa su una nuvola. Lontano, oltre quella striscia, c'è il mondo, il resto del mondo che per i palestinesi a volte è un mito, a volte un ricordo, sempre una nostalgia. Gaza è il luogo del tempo sospeso, un limbo fatto di case che si susseguono a case. 

Genere: Politica
Editore: Feltrinelli - pagine 281
Listino: €15 (sconti fino al 15%)

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venerdì 29 maggio 2015

Il Grande Gatsby | F.Scott Fitzgerald

Ci dovevano essere stati momenti, perfino in quel pomeriggio, in cui Daisy non era stata all'altezza di suoi sogni - non per colpa sua, ma per la colossale vitalità della sua illusione. Era andato oltre lei, oltre tutto. Si era gettato in quella storia con una passione creativa, accrescendola continuamente, ornandola con tutte le piume colorate trovate sulla sua strada. Non c'è fuoco o gelo che possa sfidare ciò che un uomo può immagazzinare nella sua anima.

Genere: Narrativa
Editore: Universale economia Feltrinelli
Listino: €9 (sconti fino al 15%)

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sabato 2 maggio 2015

Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano - E.E. Smitth

Così, avevo imparato a guardare il prossimo con gli occhi di mio padre. Con diffidenza, disprezzo... Essere amico delle puttane e parlare con il droghiere arabo, anche se non era arabo - dato che "arabo vuol dire bottega aperta la notte e la la domenica" -, erano cose che serbavo in un cassetto segreto della mia anima, cose che non facevano ufficialmente parte della mia vita. 

Genere: Narrativa
Editore: E/O - pagine 111
Listino: €9 (sconti fino al 15%)

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giovedì 28 agosto 2014

Contro l'amore (Against Love) - Laura Kipnis

Ecco un'altra domanda: è la persistenza dell'etica del lavoro a tenerci legati alla "coppia cameratesca" e alla sua dittatura quotidiana, o è il carattere particolare della suddetta coppia a incatenarci a un regime lavorativo sfiancante? Su quest'ultima la giuria sta ancora deliberando. 

Genere: Società e costumi, Scienze sociali
Editore: Einaudi - pagine 207
Listino: €12 (15% sconto)

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sabato 27 luglio 2013

K-PAX - Gene Brewer





K-PAX
Gene Brewer
Baldini&Castoldi
p.223


Strana coincidenza. Ho letto questo libro mesi fa, ma ho sempre rimandato la recensione a causa degli impegni. Oggi, nella calma calda del sabato, qualcosa mi rendeva distratto. Ad un tratto, con uno scatto improvviso vado alla libreria, prendo il libro K-PAX e apro un file con degli appunti sul romanzo. Con mio stupore mi accorgo che trob è ritornato sul suo pianeta il 27 luglio, proprio oggi in questa nostra realtà extra-letteraria il calendario segna la stessa data. Un'incredibile coincidenza, che toglie gli ultimi dubbi: trob non era un caso clinico, ma un alieno. Sono quelle cose che ti entrano dentro inconsapevolmente, restano lì, fissate nell'inconscio, hanno già un appuntamento dentro di te, ma tu ancora non lo sai. Forse anziché scrivere, avrei dovuto sfruttare un fascio di luce per lasciare questa Terra e trasferirmi su K-PAX, ma è troppo tardi e dovrò attendere almeno cinque anni.

K-PAX è un affascinante romanzo fantascientifico – a seconda dei punti di vista – di Gene Brewer, dal quale è stato tratto il film con Kevin Spacey e Jeff Bridges. Se non l'avete ancora letto, è un ottimo libro da portare sotto l'ombrellone. Non lungo, con uno stile narrativo semplice e scorrevole, K-PAX è un libro al tempo stesso leggero e profondo, che stimola interessati riflessioni sulla natura dell'uomo.



Nel 1990, un maschio bianco viene prelevato dalla polizia di New York dopo essere stato trovato chino vittima di una rapina al Grand Central Terminal, nel centro di Manhattan. Dopo aver risposto alle domande della polizia con delle risposte un po' strane, è trasferito al Bellevue Hospital per la valutazione. Seppur non fisicamente malato, l'uomo si trova al porto di un delirio strano: sostiene di provenire da un pianeta chiamato K-PAX nella costellazione di Lyra. Il paziente, il quale si definisce "trob" (volutamente minuscolo per riflettere l'insignificanza di una forma di vita individuale nell'universo), viene infine trasferito al Manhattan Psychiatric Institute (MPI), dove diventa il paziente del dottor Gene Brewer (stesso nome dell'autore).

L'intero romanzo è la trascrizione delle sedute di terapia – intervallate da spunti di riflessione - che il dottor Brewer svolge con il misterioso paziente. A parte la sua “personalità aliena” e qualche ambiguo comportamento, come il divorare la frutta con tanto di buccia e non togliere gli occhiali da sole per l'estrema sensibilità ai raggi ultravioletti, trob appare come un individuo estremamente calmo, intelligente e con un buon senso dell'umorismo, con una notevole preparazione scientifica e astronomica; sostiene inoltre di comprendere molte lingue, nonché le lingue degli animali e le strane elucubrazioni dei pazienti dell'ospedale. Durante la descrizione della terapia apprendiamo di K-PAX, pianeta sul quale molti lettori desidereranno trasferirsi alla fine del libro. K-PAX è più evoluto della Terra, non ci sono guerre, tutti gli esseri sono vegani, lo specismo è superato, non ci sono leggi, polizia, governi, non ci sono scuole o religioni: in parole povere, anarchia. L'anarchia su K-PAX è non distruttiva, non-violenta e pacifica, è un auto-armonizzazione, l'anarchia ordinata. Nonostante non ci siano scuole i K-PAXiani danno un gran valore alla conoscenza, tutti gli individui su K-PAX studiano mossi dalla curiosità e voglia di conoscenza; e azzardiamo a dire che così dovrebbe essere, individui curiosi e non obbligatoriamente addestrati alla servitù. Non ci sono reati su K-PAX, i K-PAXiani sanno perfettamente distinguere tra bene e male. Un pianeta che ad alcuni parrà un'assurda utopia, altri invece lo troveranno auspicabile e desiderabile, forse addirittura la naturale evoluzione della civiltà umana se non si autodistruggerà nei prossimi decenni. Tante ancora sono le convinzioni da abbandonare e le cose a cui dovremmo rinunciare per poter raggiungere un equilibrio pacifico e anarchico come è su K-PAX. Il libro però, mostra le due facce della natura umana, quella sognatrice che tende ad un nuovo ordine, ad un “caos ordinato”, e quella razionale del dottor Brewer, che tende a sminuire ogni possibilità di un mondo diverso – pur rimanendo affascinato da trob – concludendo che K-PAX è la risposta ad un trauma familiare. Certo è, che viene facile fare il tifo per trob, anche se persino tra i lettori non mancano eccessi di razionalismo realista che tende a vedere trob il paziente e non trob l'alieno. Parliamo pur sempre di letteratura, a noi piace pensare a trob l'alieno e a K-PAX, non solo come ad una visione narrativa – seppure affondando le radici nelle più estreme teorie politiche e filosofiche – ma come un qualcosa a cui tendere, un giorno, come stadio finale di una possibile scala evolutiva dell'uomo. 
A.G.

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Molti ci hanno segnalato che questo libro è divenuto praticamente introvabile in Italia. Questo è un vero peccato. Pertanto proveremo a monitorare periodicamente la disponibilità del libro. Al momento le copie disponibili in italiano le trovate qui:

mercoledì 26 dicembre 2012

City - Alessandro Baricco


City
Alessandro Baricco
Feltrinelli Editore
p. 266

 


Scrivere una recensione per un libro di Baricco non è facile. È che generalmente ti salva un po' la trama, si inizia da quella, c'è certamente una storia in ogni libro, nella quale ogni autore si immerge con maggiore o minore destrezza. Nel caso di Baricco, la tentazione è sempre quella di soffermarsi sul come, sulla marea di parole che oscilla sulla pagina, di cavalcare l'onda anomala che talvolta prende il lettore di sorpresa e lo fa vorticare nella bianca bava di bollicine marine. Vorresti piuttosto dire “ti leggo una pagina, questo estratto”. Cose così, per dirla alla Baricco. Una trama in linea di massima c'è, ci sono dei personaggi, tanti, storie e storie nelle storie. C'è soprattutto una narrativa non convenzionale, asciutta, “strana”, spesso più vicina al nostro parlato che non al parlare narrativo, c'è come una ricerca, un viaggio che si compie nelle parole. Viene in mente Picasso: "a quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino". Ecco, per Baricco vale lo stesso, sembra quasi che vada alla ricerca di una scrittura infantile, una meraviglia che non vuole essere circoscritta in delle norme, ha voglia di danzare nella pagina, strappare il lettore da una storia e catapultarlo in un'altra, un labirinto quasi casuale; di casuale però v'è solo la percezione del lettore, dato che è un libro su cui Baricco ha lavorato per tre anni. Sono lampi, bagliori improvvisi, istanti che tentano di agguantare il lettore alle spalle per consegnarlo ad una qualche autenticità. 

Che poi per coloro i quali vogliono sapere chi sono i personaggi e di cosa parla si potrebbe persino trovare un qualcosa di utile da dirgli: c'è innanzitutto Gould, un ragazzino che è un genio, destinato al Nobel; c'è Shatzy Shell, una ragazza trentenne che diventa la sua governante; ci sono un gigante e un muto, un giovane pugile di buona famiglia che aspira al campionato mondiale e persino un western; ci sono tanti docenti universitari. Questi sono i personaggi, le strade di un libro costruito come fosse una città, le storie sono i quartieri e il lettore cammina in luoghi sconosciuti senza avvalersi di una mappa e non c'è uno disposto a dargli un'indicazione “porco mondo”. Alla fine sarà lui stesso ad unire i punti e disegnare la carta topografica di City. Questo è quanto si può dire, il resto è emozione che affiora all'improvviso, è immaginazione mista a vita, è inaspettata rivelazione che appare dal nulla magari di intere pagine scritte senza un punto o una virgola. È la straordinaria storia dei fiumi e della loro distanza dal mare, sono le assurde teorie di alcuni docenti universitari di Gould, è la fisolofia che si nasconde nel nulla delle Nymphéas di Monet. Perché se questo è un libro-città, allora quelle pagine sono un viaggio, il viaggio dello scrittore e che il lettore tenta di ripercorrere. Come per i viaggi, non è tanto la meta il nostro fine, ma tutto ciò che raccogliamo in termini di esperienza ed emozione nel percorso che ci porta ad essa: ciò che rimane. 
A.G.

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martedì 29 novembre 2011

La variante di Lüneburg - Paolo Maurensig



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La variante di Lüneburg
Paolo Maurensig
Adelphi editore, 1993
159 pagine
€ 8.00



La variante di Lüneburg, opera prima di Paolo Maurensig, particolarmente rivolto a chi sa giocare a scacchi e a chi non sa giocare a scacchi.
Può inconsciamente una partita protrarsi avanti nel tempo nonostante il trascorrere degli anni? Dipende dalla partita, è la risposta.
Del resto esistono partite e partite: tra queste, alcune riguardano unicamente il gioco in se e per sé; altre sono in grado di coinvolgere, oltre alle parti chiamate in causa – gli sfidanti – anche le persone che intorno ad esse gravitano – e nel caso de La Variante di Lüneburg sono molte. Una volta compreso e assodato questo punto, la partita in questione non è più soltanto mero gioco e pura finzione; al contrario, tutto nella vicenda viene ad assumere i connotati del mondo e della vita reale, anche le pedine, così come tutto fa capo ad un ordine prestabilito, lo stesso che Maurensig utilizza per svilupparne la trama ed il racconto.
Numerosi sono i personaggi, protagonisti e non, che prestano la loro voce alla narrazione e all’evolversi della storia. Con questo espediente l’autore riesce infatti a creare la giusta suspance e il pathos adeguato sia alle vicende ivi descritte che alle persone coinvolte.
La scrittura dell’autore è sì di facile comprensione ma al contempo è intercalata da tre blocchi distinti di narrazione che facilmente possiamo porre in analogia con il gioco degli scacchi: l’inizio o apertura, in cui come in un giallo si narra del ritrovamento del corpo di un uomo e delle fasi che a questo si antepongono; la partita vera e propria, giocata e raccontata attraverso l’ausilio della classica tradizione degli scacchi e dell’utilizzo di varianti, in questo caso una la variante in particolare, quella che dà il titolo al romanzo, La variante di Lüneburg; la chiusura e la fine: non sempre si vince, molto spesso le partite di scacchi si concludono in parità e questo è il caso del libro in questione: nessun vincitore, solo vinti.
«"Non gioco mai senza una posta” disse. E io, nello stato di tensione in cui mi trovavo, fui costretto a frugarmi nelle tasche in cerca di una monetina di valore equivalente da appaiare alla sua. Ancor prima di iniziare, stavo già facendo il suo gioco.»
Suicidio o omicidio?
A fine lettura potreste non porvi nemmeno la domanda.

M. L. A.

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martedì 1 novembre 2011

La fine è il mio inizio - Tiziano Terzani

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La fine è il mio inizio
Tiziano Terzani
Longanesi, 2006
p.422



“L'inizio è la mia fine e la fine è il mio inizio.
Perché sono sempre più convinto che è un'illusione tipicamente occidentale che il tempo è diritto e che si va avanti, che c'è progresso.
Non c'è. Il tempo non è direzionale, non va avanti, sempre avanti.
Si ripete, gira intorno a sé. Il tempo è circolare.
Lo vedi anche nei fatti, nella banalità dei fatti, nelle guerre che si ripetono.”

Il libro è una chiacchierata tra Tiziano e suo figlio Folco, a cui vien data la possibilità, unica anche solo a livello personale, di domandare qualunque cosa desideri a suo padre. Il tutto si svolge all'Orsigna, in Toscana, un luogo fuori dal mondo in cui Tiziano Terzani ha deciso di rifugiarsi, insieme a sua moglie, in attesa che il suo destino di uomo ammalato si compia.
Folco chiede al padre di raccontargli la sua vita dall'inizio; il dialogo ben presto si trasforma nella storia di una vita avventurosa e bella, ricca di desideri, avventure, gratificazioni ma anche di delusioni, dolore, amarezza.

Terzani racconta di essere nato in una famiglia molto povera e di aver vissuto, un po' troppo controllato da sua madre, nella periferia di Firenze. Mente dotata per lo studio, viene notato dagli insegnanti che suggeriscono ai suoi genitori di farlo studiare: Tiziano ha sempre desiderato andar via da quel guscio ormai troppo stretto e gli studi sono stati un ottimo mezzo per fare della sua vita esattamente ciò che desiderava.
 Laureato in legge, sposato con Angela, Terzani cominciò come impiegato della Olivetti quando questa (...) non era soltanto la fabbrica per fare le macchine, era la fabbrica per fare le macchine per costruire una società in cui l'uomo vivesse a sua dimensione.

Dagli Stati Uniti d'America, dove studiò la Cina e il cinese e dove nacque il primogenito Folco, al Vietnam, Cambogia, Singapore, Hong Kong, Cina, Giappone, India: Terzani girò il mondo da giornalista nonostante questa professione non fosse la sua massima aspirazione (ma fu l'unica che gli permise di "non lavorare", se si eccettua il pezzo da scrivere a sera e da mandare al giornale); dopo un primo periodo a Il giorno, ottenne un posto come corrispondente estero allo Spiegel tedesco che gli diede letteralmente carta bianca poiché Terzani non era il classico giornalista inviato all'estero che sbarca nell'hotel più lussuoso e sicuro della zona di guerra e fa i suoi reportage facendo domande alle conferenze stampa. Terzani è stato un vero giornalista, che è andato a scavare negli orrori della guerra, che ha parlato - anche a rischio della propria vita - coi Vietcong o gli Khmer rossi, che ha cercato di capire le ragioni anche di quelli che erano considerati "il nemico" e che spesso, a posteriori, si è capito essere delle vittime; Terzani scriveva un altro genere di storie, andava a cercare altre verità oltre ai bollettini ufficiali.
Terzani è candido in tutto, anche nell'ammettere i propri errori o le valutazioni sbagliate. Ammette senza problemi la sua infatuazione per la caparbietà e il comunismo di Ho Chi Min ma soprattutto per la rivoluzione di Mao ed è altrettanto sincero nell'ammettere di essersi sbagliato: alla resa dei conti sostiene che, per la sua amatissima Cina (dalla quale, con suo grande rammarico, venne espulso perché accusato di spionaggio), la "rivoluzione culturale" è stata un errore fatale, poiché ha appiattito il Paese rinnegandone il glorioso passato che lui - sfuggendo ai controlli dell'autorità - ha tentato di ricercare, trovando in esso una bellezza incomparabile.
 Terzani, giunto alla fine della propria esistenza, sostiene di aver vissuto una vita bellissima e di essere pronto ad affrontare la morte con la consapevolezza di aver fatto tutto quello che desiderava.

Questo libro è una miniera di libertà, tolleranza e storia: è meraviglioso il messaggio che quest'uomo ci ha trasmesso:
Non è così complicato (...) Capisco la congiura del consumismo (...) ma (...) Sei tu, tu che puoi scegliere se andare in pizzeria o se portare il bambino a vedere le lucciole.
Onestamente, Folco, questo mondo è una meraviglia. (...) E se riesci a sentirti parte di questa meraviglia (...) che vuoi di più? Una macchina nuova?

© Advenimiento

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venerdì 30 settembre 2011

Petrolio in paradiso - Sabina Morandi

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Petrolio in paradiso
Sabina Morandi
Ponte delle grazie, 2005
p.228

***

Petrolio in paradiso: il classico libro che non t'aspetti, finito tra le tue mani per caso in una bancarella dell'usato. Unica fonte di attrazione, il titolo: Petrolio in paradiso, appunto.
Scritto nel 2005 da Sabina Morandi, giornalista che scrive di biotecnologie e ambiente per numerose testate, il libro è attualmente fuori catalogo, tuttavia se ne possono trovare copie su qualche libreria online.
Non è propriamente un romanzo, né una semplice inchiesta giornalistica, bensì un thriller ecologico che mischia alla realtà inventata dall'autrice, la verità nascosta di avvenimenti attualissimi. Nonostante non sia un'opera puramente letteraria della quale esaltare la nuda bellezza narrativa, è un libro che definisco bello per il suo portato di denuncia e verità che contiene.

Laura, giovane antropologa, viene assunta per una spedizione in Ecuador dalla Sartilo, società italiana specializzata in prospezioni petrolifere. Il suo ruolo sarà quello di mediatrice culturale con gli indios locali. Conosce poco del progetto aziendale, non sa che nessuno si aspetta di trovare dei nativi in quella terra vergine, ancestrale, né tanto meno s'immagina che i lavori di prospezione verranno effettuati in una riserva naturale protetta, e anche qualora spuntino dei “selvaggi”, una lauta somma offerta agli indigeni sarebbe l'unica mediazione per la distruzione del loro habitat. Laura non è l'unica protagonista di questa storia; oltre ai suoi colleghi c'è, dal lato opposto, Cesar, giovane kichwa che ha studiato alla scuola dei bianchi e ora presiede il primo consiglio kichwa riconosciuto dal governo.
AbeBooks.it: migliaia di librerie. Milioni di libri.
I kichwa sono l'antica popolazione che abita quei luoghi; antichi cacciatori e guerrieri, sono ormai ridotti a pigri bevitori dell'alcol portato dai bianchi. È una tribù destinata a scomparire per lasciare spazio al progresso, la cui sola scelta è morire con le proprie origini o emigrare tra il puzzo cittadino per evolversi in mendicanti. Bianchi e kichwa, in un crescendo drammatico, si incontrano in quel paradiso di mezzo, terra primordiale da sfruttare per i bianchi, patria e tradizione da salvare per i nativi.
La Morandi sa mediare molto bene tra le due storie, introducendo in ogni capitolo un frammento di storia reale: dalla nascita del movimento politico degli indios nel mondo, allo sterminio nascosto di molti popoli operato dalle multinazionali del petrolio. “Nessuna presenza indigena” è ciò che viene riferito. Non mancano attimi di pura espressione narrativa, momenti in cui la Morandi si lascia andare – e lascia che ne prendiamo parte – alla descrizione dei luoghi, alle sensazioni date da quella terra in cui si erge il vulcano Tristeza, che davvero sa di paradiso e che molti, ingratamente, vorrebbero distruggere nel nome del progresso: ma qual è il vero prezzo da pagare?

Alla fine del libro si trovano gli indirizzi web degli indigeni e altri link per approfondire l'argomento. Immancabili i ringraziamenti, i quali vanno alle persone che lavorano nel settore petrolifero, ai ragazzi della Campagna per la riforma della Banca Mondiale, ai gruppi indigeni e in particolare ai Sarayaku dell'Ecuador, che combattono contro l'invasione del loro territorio opponendo, ai fucili dei soldati, l'arma della denuncia e dell'azione nonviolenta.
Così conclude Sabina Morandi: “La speranza è che la storia romanzata ispirata dalla loro vicenda, susciti interesse e curiosità per quella vera”.
Sì, questo libro merita una seconda possibilità.
© Alessandro Giova

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venerdì 23 settembre 2011

Il peso della farfalla - Erri de Luca

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Il peso della farfalla
Erri De Luca
Feltrinelli, 2009

***

E' dolce e silenziosa come i passi sulla neve la scalata fino alla cima di queste 60 pagine e poco più. Una favola, la storia di un duello rinviato per anni: il bracconiere e il re dei camosci si sono rincorsi per molto tempo, entrambi sentono che è giunto il loro ultimo inverno; hanno ancora forza nelle gambe, ma è il sangue pulsato dal cuore che s'è fatto debole. L'ultimo colpo per l'uomo, l'ultimo calore per il re dei camosci prima d'essere spodestato da uno dei suoi giovani figli.
Il re dei camosci imparò a riconoscere fin da piccolo l'odore dell'uomo e del suo fucile, quando, ancora cucciolo, rimase orfano per mano del cacciatore. Divenne forte, crebbe selvaggiamente e quando arrivò il momento divenne re grazie a un duello: un sol colpo nel fianco del maschio rivale.
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Imparò a scoprire, la solitudine gli fece battere sentieri sconosciuti agli altri camosci:“In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove. Sono una quota sperimentale che va alla deriva. Dietro di loro la traccia aperta si richiude”. Ma giunse il suo inverno. Re, ancora, per una sola stagione. Dovrà perire, soccombere al nuovo re o rifugiarsi in alto, lontano dal branco, lasciandosi morire.
Il cacciatore – re dei camosci a suo modo - scalava pareti con facilità, nessuno possedeva la sua abilità nel far perdere le tracce lungo sentieri all'apparenza inaccessibili. Gli manca il premio più ambito: il re. Sente che le sue forze non sono più quelle di un tempo: sarà forse la sua ultima caccia, l'ultimo schiocco di fucile per uscire vincitore in quel duello differito negli anni. Sa di essere il più crudele, per questo non racconta le proprie avventure in osteria. Quel che non sa, è che più degli altri riesce a sentirsi parte di un disegno complessivo di cui lui è parte integrante e irrinunciabile, per questo lui e non un altro è il protagonista di questa storia. E come per il Santiago de Il vecchio e il mare, gli anni di caccia hanno fatto maturare in lui saggezza e rispetto: ha imparato a non commettere errori, ad uccidere soltanto certi tipi di bestie, a riconoscere nell'animale ucciso qualcosa di nobile; nobiltà che non merita di essere pasto facile per gli uccellacci neri divoratori di carogne (o pescecani in Hemingway): ha bisogno di una fine dignitosa.
La fine non è crudele, né atroce, ma un inevitabile passo che lascia ad ognuno il proprio meritato trono.
© Alessandro Giova
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giovedì 15 settembre 2011

Uomini che odiano le donne - Stieg Larsson

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 Uomini che odiano le donne
Stieg Larsson
Marsilio

***

 Il protagonista del romanzo è l'affascinante quarantenne Mikael Blomkvist, un giornalista che si occupa prevalentemente di economia e lavora per il mensile Millennium, di cui è socio con Erika Berger e Christer Malm. Mikael ha alle spalle un matrimonio fallito, ha una figlia quasi adulta che non vede quasi mai e una specie di ménage à trois con Erika, che è sposata ma ha con lui una manifesta e pluriennale relazione sessuale nonché d'amicizia.
Quando la storia inizia siamo a Stoccolma, dicembre 2002, a ridosso di Natale: Mikael è appena uscito con le ossa rotte da un processo che lo vede condannato a sei mesi di carcere per diffamazione nei confronti del potente finanziere Wennerström. Per evitare che la sua condanna, che ha suscitato uno scalpore enorme nel mondo giornalistico, si ripercuota negativamente nei confronti della rivista di cui è proprietario, Mikael si autosospende da Millennium nonostante i suoi soci non siano molto d'accordo nello scaricarlo anche solo apparentemente.
Nel frattempo, dall'altra parte della Svezia, nell'isola di Hedeby, un vecchio uomo d'affari in pensione da tempo, Henrik Vanger, dopo aver ricevuto per posta il quarantesimo fiorellino incorniciato che gli viene recapitato annualmente per il suo compleanno da quando la sua famiglia è stata funestata dalla scomparsa di Harriet, la sua nipote prediletta (figlia del suo fratello defunto), decide di non voler morire senza prima aver saputo che fine abbia fatto la sua pupilla, scomparsa da Hedestad quarant'anni prima senza lasciare traccia.
Il terzo filone della storia riguarda Lisbeth Salander, una giovanissima e apparentemente semianoressica ed asociale hacker che lavora per la Milton Security, un'azienda che si occupa di sistemi di sicurezza per la sua clientela ma che, tra i vari servizi offerti, reperisce informazioni su persone o aziende. Lisbeth, la ricercatrice punta di diamante della Milton Security, a causa dei suoi trascorsi è affidata ad un tutore col quale tutto sommato si trova bene; improvvisamente costui non può più occuparsi di lei poiché è stato colpito da un ictus, pertanto viene "affidata" ad un nuovo tutore, il viscido avvocato Nils Bjurman, che si manifesterà al lettore come il primo uomo che odia le donne, nei confronti del quale Lisbeth, da vittima, si trasformerà in carnefice, riappropriandosi così della sua vita e della sua autonomia.
 

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Le storie di questi tre personaggi e di tanti altri ancora si intrecceranno fin quando la storia si dipanerà mostrando tutta una serie di uomini che odiano le donne da una parte, e dall’altra donne capaci non soltanto di ribellarsi alla violenza usata nei loro confronti dagli uomini, ma anche di riprendere in mano la propria vita, nonostante tutto.

Stieg Larsson non ha avuto la buona sorte di vedere pubblicato questo romanzo né gli altri due, La ragazza che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta che compongono la trilogia Millennium (stesso nome della rivista della quale Blomkvist è proprietario) e questa credo sia una delle ragioni per cui il romanzo sembra essere stato pubblicato "grezzo", senza tagli e modifiche necessari, con una serie infinita di spunti, alcuni portati avanti e altri no.
Ho la sensazione che il romanzo sia stato pubblicato così come risultava essere nella sua ultima versione, magari con qualche aggiustatina ma non sostanziale, e voglio anche pensare che se Larsson fosse rimasto in vita per poter vedere pubblicata la sua opera, probabilmente il romanzo avrebbe avuto una faccia differente. Ecco: in Uomini che odiano le donne è come se ci fossero troppi ingredienti: tutto molto saporito ma forse un po' troppo saporito. Nonostante questo il libro è godibile e ne consiglio la lettura.
© advenimiento


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