domenica 4 ottobre 2015

Alice nel paese delle meraviglie | Attraverso lo specchio - Lewis Carroll


Alice nel paese delle meraviglie
Attraverso lo specchio
- Lewis Carroll -



Alice nel paese delle meraviglie è un romanzo fantastico di Lewis Carroll, pubblicato la prima volta nel 1865. Il racconto è stato e continua ad essere fonte di ispirazione per adattamenti teatrali e cinematografici, molti vogliono dare la propria versione dei fatti, aggiungere la propria firma allo strabiliante viaggio di Alice. Gli adattamenti spesso fondono insieme anche elementi di Attraverso lo specchio e ciò che Alice trovò, il seguito del paese delle meraviglie. 
Tradotto in 97 lingue, è difficile trovare persone che non conoscano la storia di Alice, in una qualsiasi delle sue forme. Pare che Carroll abbia inventato questa storia durante una gita in barca con le tre figliolette di Henry George Liddell, un illustre grecista del tempo, decidendo in seguito di mettere per iscritto la sua storia regalandola alla piccola Alice Liddell, per la quale aveva una predilezione particolare. Forse proprio questa sua passione per la piccola Alice è il motivo per cui mesi più tardi ci fu una brusca interruzione dei rapporti tra Carroll e la signora Liddell. 

La storia narra delle avventure di Alice, la quale presto annoiata dal libro che la sorella sta leggendo sotto un albero, sogna di seguire un coniglio bianco con tanto di panciotto ed orologio, trovandosi improvvisamente in un mondo di paradossi, nonsensi e assurdità. Il viaggio di Alice all'interno di questo mondo è contornato da imprevedibili e assurde disavventure. La curiosità di Alice la porta ad esplorare questo mondo che lei stessa riconosce come assurdo, fatto di animali parlanti, gatti che appaiono e scompaiono, mari di lacrime, eserciti di carte, stati corporei in continua mutazione e dove i cambiamenti avvengono se si vogliono. Un viaggio che continua anche in attraverso lo specchio, con modalità forse meno imprevedibili e dove la volontà forte di Alice nel voler essere Regina si sostituisce alla totale casualità del paese delle meraviglie. Entrambi però sono costruiti intorno al nonsenso, al capovolgimento della logica, ai giochi matematici e linguistici. Il racconto è arricchito dalle illustrazioni di John Tenniel e vi sono presenti molti poemetti, che spesso sono parodie di poesie dell'epoca vittoriana. Proprio per la sua particolare struttura narrativa e per i numerosi giochi di parole, le traduzioni diventano quasi un nuovo racconto che plasma la sua impronta intorno alle intuizioni dei vari traduttori. Certamente la traduzione italiana di questo libro - come di ogni libro, ma in questo caso particolare in misura maggiore - fa perdere il fascino della creazione di Carroll, perché alcuni giochi linguistici risultano intraducibili perché costruite intorno a delle assonanze fonetiche che in italiano vengono meno se ci si attiene al senso letterale.

Seppur pregno di fascino, Alice nel paese delle meraviglie, che pure abbiamo riletto due volte, ci lascia un sapore amaro, di delusione. Questa è la nostra impressione che non possiamo fare a meno di condividere, ma la sensazione nelle nostre due letture è che questo grande classico della letteratura - che a tratti ha saputo persino annoiarci - venga probabilmente molto sopravvalutato, gonfiato di molti significati in più rispetto a quelli che realmente racchiude, non essendo nemmeno come molti credono un romanzo che esalti la fantasia, perché vi è un continuo richiamo all'ordine e alla fine Alice torna nel suo mondo, ai suoi doveri, anche abbastanza sollevata. Abbiamo trovato molto più affascinante e denso La storia infinita di Michel Ende, tanto per citarne uno. Sì, il fascino visionario di questo romanzo ha certamente contribuito al suo successo, ma davvero gli viene conferito un peso e un onere eccessivo, che probabilmente nell'atto di creazione in quella famosa gita in barca non possedeva ancora. Come accade molto spesso, intorno ad un romanzo di successo avvengono dei ricami postumi che talvolta sono ricercati o persino inventati dagli studiosi stessi, avidi di significati anche laddove spesso la semplicità rappresentativa di una tenera evasione sembra padroneggiare. Persino c'è chi vede in Alice un rimando continuo a Darwin e alla sua teoria: ma davvero il buon Carroll, un pacato docente di matematica molto preparato ma non certo famoso per i suoi brillanti slanci, durante una gita in barca è riuscito a confezionare una storia così ricca di significati? Davvero la ricerca di un significato al momento poteva prevalere il gusto di raccontare una storia inventata al momento per allietare la giornata di tre bambine? Carroll ha messo a disposizione della letteratura la sua notevole abilità logica inventando una storia sì straordinaria nella sua struttura, eppure non così considerevole da poterne fare un simbolo intoccabile e un genio assoluto. Meno cimelio da accademici e più romanzo per ragazzi. Il cinema e il teatro ne hanno giovato più volte traendone spesso spunto, ma non potrebbe essere altrimenti, essendo queste ultime due arti totalmente diverse dall'arte letteraria, dove l'immagine e la spettacolarità delle situazioni ha un'importanza notevole rispetto alla letteratura. Originale, ma probabilmente non un capolavoro.


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lunedì 27 luglio 2015

HAMAS - Paola Caridi


HAMAS
Che cos'è e cosa vuole
il movimento radicale palestinese
Paola Caridi
Feltrinelli Editore
a

Pubblicato per Feltrinelli nel 2009, Hamas è il frutto dell'intenso lavoro di Paola Caridi, storica e giornalista, teso a tracciare la storia dei primi vent'anni del movimento di resistenza islamico, dalla sua fondazione alle elezioni del 2006, democraticamente vinte da Hamas, creando l'agitazione a livello internazionale. Il libro, oltre a muoversi nel cuore del conflitto israelo-palestinese, restituisce un Hamas diverso, diverso da come la propaganda dei media occidentali lo dipinge. Per chi non è aggiornato sulle cronache mediorentali, basando la propria conoscenza solo su telegiornali e stampa, questo libro costituisce senz'altro un utile volumetto, un punto di partenza per iniziare a capire uno dei nodi più spinosi e tristi della storia contemporanea, magari poi approfondire da altre fonti e sviluppare ulteriori strumenti di conoscenza per seguire gli eventi. Per noi questo libro è stata la spinta ad una piccola donazione mensile che facciamo ai profughi palestinesi. 

Innanzitutto una premessa: Hamas non è un movimento terroristico - spiega la Caridi già dalle prime pagine - bensì un movimento politico che ha usato il terrorismo in diverse fasi della sua storia ventennale. La narrazione è un viaggio a ritroso, che muove i suoi passi nel 1987, data in cui Hamas inizia il suo percorso all'interno della società palestinese. Hamas è prima di tutto un movimento di resistenza contro la forza occupatrice, un movimento vicino al popolo palestinese, un popolo fatto di campi profughi e nessuna auto-determinazione, un popolo che improvvisamente si è visto cacciare dalle proprie terre: Hamas è anche la risposta più vicina alla società civile palestinese, nasce nei campi profughi e per i primi anni della sua storia si impegna soprattutto a livello sociale, fornendo assistenza e aiuti ad una delle popolazioni più disperate del pianeta. Accanto a questo c'è l'azione di resistenza all'interno dei territori occupati, c'è l'educazione del buon musulmano, c'è l'istruzione, c'è la coltivazione di uno spirito nazionale all'interno della società civile oppressa dall'occupazione. Hamas è così che nasce, e cresce, dalla gente per la gente. Poi c'è stata la strage di Hebron da parte di un terrorista israeliano che ha dato il via alla stagione degli attentati all'interno del territorio israeliano, quaranta giorni dopo il massacro di Hebron. Hamas si è poi vista inserire all'interno delle organizzazioni terroristiche da parte della comunità internazionale. Eppure - e questo la Caridi non lo dice espressamente - nel singolo che si fa esplodere c'è una rivolta disperata, una rivendicazione di libertà, ed è forse meno terroristico del terrorismo di stato di Israele compiuto all'interno dei territori palestinesi. Arresti, assassini politici, la storia prosegue così, ma Hamas non si piega, la sua struttura che nasce dal basso gli conferisce forza e si arriva al 2006, quando le elezioni fortemente volute dalla comunità internazionale, fanno emergere inaspettatamente vincitore Hamas. Da allora Gaza precipita nell'inferno. La comunità internazionale, i poteri forti che credono nella democrazia solo quanto a vincere è chi vogliono loro, fa di tutto per sabotare il risultato delle elezioni democraticamente svoltesi in Palestina. Si tenta di destabilizzare e delegittimare il voto, si arma e addestra Fatah (partito sconfitto) e infine l'embargo e il blocco degli aiuti umanitari e finanziari, che per un territorio privo di una struttura statale, di una propria moneta, significa isolamento, morte e desolazione, crescita della frustrazione sociale e del desiderio di rivalsa. Di questo e di altri retroscena politici mette al corrente questo libro, crediamo abbastanza onesto, che ridimensiona non solo l'immagine di Hamas - che pure aveva un programma riformista, una squadra di ministri laureati, obiettivi prima di tutto per il benessere della società palestinese e, si legge, la creazione di uno stato di diritto; Hamas che più volte ha proposto una tregua, che pure è arrivato al riconoscimento de facto di Israele con l'accettazione dei confini in base alla risoluzione del 1967 - ma anche quella di Israele e altri attori politici come UE e USA. Spesso, la pace, a rigettarla è stata proprio Israele; spesso la tregua è stata rotta proprio da Israele, con una scusa od un'altra. La verità poi è sempre stata distorta. E intanto arrivano soldi, armamenti proprio allo stato ebraico, contro una popolazione che priva di genere alimentari e beni di prima necessità si difende a colpi di pietra recuperati dalle macerie, o con i lanci di razzi artigianali Qassam. Hamas insomma è la risposta di una popolazione al limite in cerca della sua dignità umana e politica, della sua legittimazione internazionale. Ma a qualcuno certe situazioni non piacciono e con questo libro si capisce un po' di più su chi muove i fili non solo dei propri governi ma dell'intera politica internazionale.

Tradotto anche in inglese, il libro è stato messo sotto accusa da alcuni pensatori per alcune inesattezze, tacciato di essere un libro pro-israele e propagandistico. Noi tuttavia ci scorgiamo un attenta analisi storiografica, intellettualmente onesta senza pendere dall'una e dall'altra. Tra Hamas e Israele chi esce più danneggiato in queste pagine è certamente Israele. Tra le cose che vengono criticate a Paola Caridi, è l'uso di un linguaggio tipico del regime Israeliano (ad. esempio si parla di "arrestati" e non di "sequestrati", si parla di assassini mirati degli elementi di Hamas senza soffermarsi troppo sui civili palestinesi uccisi in questi attacchi, donne e bambini compresi; oppure, come fa notare Asa Winstanley, la Caridi parla di "Colpo" di Hamas a Gaza, quando invece ha vinto regolari elezioni ed è stato poi ostacolato da Fatah, Israele, USA e UE "[US Army General Keith] Dayton was in charge of a $59 million assistance program … [aimed at] re-arming Fatah and training the Presidential Guard";  per leggere l'intero articolo critico clicca qui). Ad ogni modo un libro interessante, prezioso, che costituisce una prima base di conoscenza e racconta una storia diversa rispetto a quella che conosciamo dai media, offrendo anche un motivo di approfondimento su altri temi cruciali del conflitto (ad esempio sui tunnel sotterranei lungo il valico di Rafah, che permettono di portare beni di prima necessità dall'Egitto a Gaza). Ci rendiamo conto anche che forse a volte un certo linguaggio definito "propagantistico" dai più colti è un compromesso necessario se si vuole pubblicare in occidente con una delle principali case editrici, le menti critiche sapranno certamente cogliere il senso e l'onestà dell'opera della Caridi. Le altri menti forse neanche riuscirebbero a comprarlo un libro su Hamas. Senza tale compromesso forse non ci sarebbe neanche il libro tra gli scaffali.

Parola Caridi (1961), giornalista e storia, vive in Medio Oriente e nel mondo arabo dal 2001, prima al Cairo e poi a Gerusalemme, da dove ha seguito giorno per giorno le vicende palestinesi degli ultimi anni. Paola Caridi dal 2008 cura e gestisce anche un blog dal titolo Invisible Arabs 

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venerdì 29 maggio 2015

Il Grande Gatsby | F.Scott Fitzgerald

Il grande Gatsby
Francis Scott Fitzgerald
ed. Feltrinelli
p. 124
 
 
Il Grande Gatsby è un libro formidabile. Questo a noi già basterebbe per sintetizzare il viaggio percorso attraverso le parole del protagonista. Una storia che ci ha saputo catturare immergendoci completamente negli stati d'animo del narratore. Abbiamo respirato l'aria di West Egg, passeggiato sul prato di Gatsby, fatto il bagno nella sua piscina, ci siamo sbronzati nel suo giardino, abbiamo un senso profodondo di disagio per la sua solitudine. Sì, perché poi ognuno vede e prende dai libri ciò che vuole, ciò che più sente proprio in quel particolare momento della vita. Chissà, forse anche l'incontro con i libri c'è un destino? Perché un libro giace per anni in libreria, poi, come d'incanto, una sera, una sera che non sai bene perché fissi il soffitto bianco e poi di scatto t'alzi precipitandoti verso la libreria. Inizi la lettura e scopri ciò che la tua anima stava già percorrendo quella strada. Dunque, si diceva, ognuno cattura e immortala fotogrammi diversi nella moltitudine di parole che contiene un libro. Prima ancora di un qualcosa di universale, un libro è un fatto personale e quando lo inaliamo l'inchiostro che si scioglie nel nostro sangue prende la forma delle nostre fessure. Diventa roba nostra. Per noi dunque, Il Grande Gatsby è "amore e solitudine", un libro formidabilmente delicato nel suo raccontare la storia di un uomo che è diventato grande, grande per le sue ricchezze, grande per la tenacia nell'amare. Un eroe romantico che ha saputo costrure la realtà coi materiali del sogno, che si è arricchito, ma è rimasto appeso a quel grande e intramontabile sogno chiamato Daisy. Grande come la sua fantasia che ha respinto ogni assalto della realtà costruendo in maniera esagerata.

Quanto forti e insopprimibili possono essere certi amori. Tanto da far tabula rasa intorno. Potresti rifarti un'esistenza, ma è troppo più grande quell'unico inviolabile amore decorato con i fasti degli slanci immaginifici che tutto il resto resta puro rumore. Gatsby è un uomo ricco, un uomo con tante persone intorno alle sue feste, ma anche un uomo amaramente solo. Quanta silenziosa angoscia ci prende a leggere la sua storia, il silenzioso nulla in mezzo a tanto rumore. Tra i tanti occhi lucidi accesi da bagliori alcolici, due sole erano le pupille che Gatsby ricercava; quando la festà ormai finiva al chiarore di luna restava in comtemplazione cercando i brandelli del suo sogno. Era il suo modo di riempire quel vuoto scavato da quell'addio a cui non ha mai smesso di pensare. Fors'anche Gatsby è un uomo talmente tanto nobile nell'animo che non meriterebbe una donna simile, ma ciò che viene costruito intorno al cuore rende cieco l'occhio che scruta la realtà. Il sogno basta a coprire di un velo lussuoso la deformità della vita così com'è.


"Ci dovevano essere stati momenti, perfino in quel pomeriggio, in cui Daisy non era stata all'altezza di suoi sogni - non per colpa sua, ma per la colossale vitalità della sua illusione. Era andato oltre lei, oltre tutto. Si era gettato in quella storia con una passione creativa, accrescendola continuamente, ornandola con tutte le piume colorate trovate sulla sua strada. Non c'è fuoco o gelo che possa sfidare ciò che un uomo può immagazzinare nella sua anima"

Ci piace quasi ogni singolo istante narrativo di questo libro, la storia e la sua forma, la grazia elegante della narrazione, la capacità di amalgamare passato e presente senza strappi, quel leggero soffio di penna gradevole come un'oscillazione marina in grado di riempire d'attimi d'incontrasta pienezza l'immaginario e ridefinirne i contorni. Come le stelle, che d'ora in poi, si porteranno dietro quell'etichetta di "lusso costoso". 

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sabato 2 maggio 2015

Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano - E.E. Smitth


Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano
di E.E. Smitth
Edizioni e/o
p. 110


Questo è un piccolo libro, talmente piccolo che si può affrontare la sua lettura in un giro di orologio. Piccolo sì, ma non insignificante. Magari non un capolavoro, ma certamente un libro che a qualcuno può lasciare un segno, un piccolo graffito sul cuore che va rispolverato di tanto in tanto dalla libreria per ripercorrerne il breve viaggio. 
Mosè è un ragazzino ebreo di 11 anni abbandonato dalla madre che vive con un padre depresso e immobile. Mosè (Momo) si ritrova a stringere amicizia con un commerciante musulmano, un "arabo", al quale era solito sgraffignare qualche scatoletta di tanto in tanto. In una cornice di strade popolari che hanno nomi da fiaba nasce questa amicizia tra il piccolo Momo e Monsieur Ibrahim, un legame intriso di ironia, insegnamenti e saggezza. Monsieur Ibrahim diventa il punto di riferimento per Momo, l'ampolla da cui distillare gocce di vita per poter diventare un uomo. Un rapporto vero e profondo degno delle grandi fiabe, forse un po' frettoloso per la densità di significati e valori che avrebbero potuto emergere ulteriormente.
Una favola che si pone come un romanzo educativo e affronta il problema del multiculturalismo. Due religioni che si incontrano, due punti di partenza che arrivano alla stessa destinazione, verso una condivisione e conoscenza puramente umana nel rispetto reciproco. La storia ci fa assaporare sapori lontani nel tempo, quando ancora una convivenza si credeva possibile, distante da quel clima di terrore psicologico in cui la diversità ci ha fatto piombare dagli inizi del 2000 ad oggi. Soprattutto oggi quando dici "arabo", dici "mostro", soprattutto oggi questo libro con la sua carica di sogno, speranza e tolleranza andrebbe scoperto e tenuto in libreria.


M. Di Stefano
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