martedì 29 novembre 2011

La variante di Lüneburg - Paolo Maurensig



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La variante di Lüneburg
Paolo Maurensig
Adelphi editore, 1993
159 pagine
€ 8.00



La variante di Lüneburg, opera prima di Paolo Maurensig, particolarmente rivolto a chi sa giocare a scacchi e a chi non sa giocare a scacchi.
Può inconsciamente una partita protrarsi avanti nel tempo nonostante il trascorrere degli anni? Dipende dalla partita, è la risposta.
Del resto esistono partite e partite: tra queste, alcune riguardano unicamente il gioco in se e per sé; altre sono in grado di coinvolgere, oltre alle parti chiamate in causa – gli sfidanti – anche le persone che intorno ad esse gravitano – e nel caso de La Variante di Lüneburg sono molte. Una volta compreso e assodato questo punto, la partita in questione non è più soltanto mero gioco e pura finzione; al contrario, tutto nella vicenda viene ad assumere i connotati del mondo e della vita reale, anche le pedine, così come tutto fa capo ad un ordine prestabilito, lo stesso che Maurensig utilizza per svilupparne la trama ed il racconto.
Numerosi sono i personaggi, protagonisti e non, che prestano la loro voce alla narrazione e all’evolversi della storia. Con questo espediente l’autore riesce infatti a creare la giusta suspance e il pathos adeguato sia alle vicende ivi descritte che alle persone coinvolte.
La scrittura dell’autore è sì di facile comprensione ma al contempo è intercalata da tre blocchi distinti di narrazione che facilmente possiamo porre in analogia con il gioco degli scacchi: l’inizio o apertura, in cui come in un giallo si narra del ritrovamento del corpo di un uomo e delle fasi che a questo si antepongono; la partita vera e propria, giocata e raccontata attraverso l’ausilio della classica tradizione degli scacchi e dell’utilizzo di varianti, in questo caso una la variante in particolare, quella che dà il titolo al romanzo, La variante di Lüneburg; la chiusura e la fine: non sempre si vince, molto spesso le partite di scacchi si concludono in parità e questo è il caso del libro in questione: nessun vincitore, solo vinti.
«"Non gioco mai senza una posta” disse. E io, nello stato di tensione in cui mi trovavo, fui costretto a frugarmi nelle tasche in cerca di una monetina di valore equivalente da appaiare alla sua. Ancor prima di iniziare, stavo già facendo il suo gioco.»
Suicidio o omicidio?
A fine lettura potreste non porvi nemmeno la domanda.

M. L. A.

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